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Che disastro di commedia!

In scena al Teatro Celebrazioni il 29 e 30 marzo 2019.

Scopro subito le carte: conosco piuttosto bene questo spettacolo. L’ho visto nella sua versione originale a Londra ben 4 volte, ho il copione originale che mi capita talvolta di riguardare per studiare le trovate a mio avviso geniali al suo interno.

Ogni volta che lo rivedo nel West End, pur conoscendolo, rido nuovamente, mi diverto insieme al pubblico come un bambino al luna park. Penso che questo testo sia una delle commedie migliori a livello internazionale dai tempi di “Rumori fuori scena” (cito questo non a caso: in un certo senso anche in “The play that goes wrong” siamo nel territorio del teatro nel teatro). Per farvi capire la portata del successo di questo spettacolo, vi dico che negli USA l’ha prodotta e distribuita J.J. Abrams, il produttore tra le altre cose della nota serie “Lost”. Per questa versione italiana il regista è lo stesso della versione originale e Gabriele Pignotta è il capitano di un cast alle prese con una scenografia geniale e affascinante. Perché dunque tutta questa premessa? Perché ho visto, in questa versione italiana uno spettacolo sì divertente, ma non ai livelli dell’originale. Mi sono domandato perché e non credo di aver trovato una risposta univoca. Un collega mi suggeriva la mancanza di adattamento: un maggior riferimento alla cultura italiana forse avrebbe dato un tocco in più a questa versione? Non saprei, bisognerebbe agire per tentativi, anche se, pur trattandosi di humor inglese, l’effetto comico è giocato sul gesto, sulla situazione e non su singole battute da adattare. Vero è che rispetto ai colleghi inglesi (che tra l’altro ne sono gli autori) qui c’è stato meno ritmo, e questo testo richiede un ritmo non perfetto, piuccheperfetto, per poter funzionare. In generale forse potrei dire che non ci ho visto o sentito la passione nel farlo che invece arriva dalle poltrone del Duchess Theatre. Inoltre agli attori si richiede una certa scioltezza di movimento corporeo che forse non era nelle corde di parte del cast. O forse, più semplicemente, è stata una serata meno riuscita di altre. Quindi, si ride, sì; ci si diverte, ma meno che con l’originale. Vale comunque la pena di vederlo e se ne avrò occasione lo rivedrò con piacere.

Carlo Magistretti

Carlo Magistretti

Giornalista e critico, si occupa di teatro dagli anni '90. Fondatore nel 2009 di BolognaTeatro.it.

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