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FLASHDANCE - IL MUSICAL

b_300_0_16777215_00_images_stories_flashdance-il-musical.gifTeatro Europauditorium - 02-03/03/2019 ore 16.00 e 21.00 (dom. ore 16.30)

FLASHDANCE - IL MUSICAL

Una produzione Stage Entertainment
musica e canzoni Robbie Roth
regia Chiara Noschese

Dopo il grande successo ottenuto a Milano con 70.000 spettatori durante la stagione 2017/2018, il musical Flashdance arriva nella sua nuova versione teatrale anche a Bologna ispirandosi alla memorabile pellicola del 1983 diretta da Adrian Lyne e con Jennifer Beals nel ruolo di Alex.

"Flashdance" è stato il film più visto in Italia in quello stesso anno, con una colonna sonora da Oscar e un incasso al box office di 100 milioni di dollari. A interpretare Alex a teatro sarà Valeria Belleudi, allieva della scuola di "Amici" di Maria De Filippi nel 2004, già attrice di first class musical come Sister Act. La regia è affidata alla brillante Chiara Noschese, affermata attrice di teatro, casting director e regista di family show quali Il Piccolo Principe e Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, che con Flashdance il Musicalfirma la sua prima regia di un importante titolo internazionale. In scena non mancheranno le hit più famose in lingua inglese ("What a feeling", "Maniac", "Gloria", "Man Hunt", "I love Rock'n Roll"), emozionanti coreografie, proiezioni, luci e un cast di straordinari performer.


INTERVISTA DI DANIELA FERRO

In anticipo sulla data dello spettacolo bolognese incontriamo, per una breve intervista, Valeria Belleudi che nel musical Flashdance, interpreta il ruolo di Alex Owens, la protagonista della storia.
Nata ad Anzio, nella provincia romana, il 10 gennaio del 1985, Valeria inizia all’età di 13 anni gli studi di danza, canto e recitazione. Le sue prime esperienze lavorative la vedono in TV, quando nel 2004, entra a far parte della scuola di “Amici di Maria De Filippi” nelle vesti di cantante.
Il suo C.V. comprende una serie di esperienze non solo canore ma anche teatrali tra le quali si segnalano: “Rugantino” di Renato Greco e Gino Landi; “Flashdance” di Stage Entertainment con la regia di Federico Bellone; “Sister Act” di Stage Entertainment e Whoopy Goldberg con la regia di Carline Brouwer; “Priscilla La Regina Del Deserto” prodotto da Poltronissima M.A.S con la regia di Simon Phillips; “Jersey Boys” prodotto dal Teatro Nuovo di Milano con la regia di Claudio Insegno.
Jennifer Beal, protagonista del film Flashdance, se pur era credibile dal punto di vista attoriale, lo è stata meno sotto il profilo coreutico, più danzatori l’avevano infatti “doppiata”. Che cosa ne pensi? Be’ non era certo semplice negli anni di Flash Dance (1983 ndr) trovare un’artista che avesse il volto, la capacità di recitare e di ballare a quei livelli o avere il fisico giusto per quel tipo di film. Gli anni ’80 sono stati sensazionali. Sono stati anni nei quali si è data una grande sterzata per ciò che riguarda la danza, prendendo da vari stili di danza si è creato un proprio e diverso linguaggio del corpo. Questo è un segno tipico di quel tempo. E questa è anche la carta vincente di Flashdance, il primo film a portare i video clip al cinema. I numeri di ballo di Alex (la protagonista ndr) sono in sostanza tanti video clip, e questi non contribuiscono affatto alla narrazione della storia, perché si tratta di numeri a sé stanti, momenti a parte. D’altro canto, la storia è un po’ fragile e tutt’altro che interessante. Concordo. Drammaturgicamente non accade niente. È la storia semplice di questa ragazza che vuole entrare in un’accademia di danza, ma è un’autodidatta che non ha mai studiato il balletto classico. Questo la fa sentire inadatta, ma lei ci prova lo stesso, ci ripensa, poi si lascia influenzare da ciò che la circonda(…)Sicuramente nella versione teatrale c’è qualcosa in più nei personaggi. Si è intervenuti sul plot solo per dare sfumature più intense ai caratteri, per arricchire una drammaturgia che, come dicevi tu, e io concordo, è un po’ scarna: non accade praticamente nulla. Sarebbero sì o no due ore e mezza di incertezze: “ci vado al provino o non ci vado”, quindi non accadrebbe niente e invece, fortunatamente, la trasposizione teatrale consente di gustare davvero la storia di ognuno (dei personaggi ndr): la storia dell’amicizia tra Alex e Gloria, la storia d’amore tra Alex e Nick, la storia materna tra Alex e la sua insegnante di danza, piuttosto che la storia di Jimmy e Gloria. Insomma sono tante storie messe insieme che contribuiscono a creare una tensione maggiore nell’occhio dello spettatore. Si arriva al momento dell’audizione ed è come se lo spettatore non vedesse l’ora di conoscere il verdetto: Alex sarà o no ammessa all’accademia? Secondo me, lo spettacolo sta riscuotendo successo anche perché, allo spettatore arriva tutta l’emozione che noi viviamo e che riusciamo a trasmettere a chi ci guarda. Chiara (Noschese, la regista ndr) ha fatto un gran lavoro con noi, abbiamo pianto tutti tantissimo durante l’allestimento: lei ha veramente tirato fuori l’anima di ognuno di noi. In questo spettacolo nessuno si risparmia durante le due ore e mezzo, ti devo dire la verità.

Grande affiatamento del cast, anche sotto il profilo personale, quindi?

Sì abbiamo creato una bella armonia tra di noi, poi quando si lavora, tra professionisti, l’obiettivo è comune: facciamo questo lavoro per emozionarci e far emozionare. Se non riusciamo in questo, possiamo anche cambiare mestiere, diciamo la verità! Come ti sei calata nel ruolo della protagonista e quanto è stato massacrante diventare Alex?

Direi che con massacrante hai trovato il termine giusto! (…) Si fanno in sostanza tre cose insieme: si balla, si recita e si canta. È stato massacrante perché, onestamente, abbiamo avuto poco tempo e tanto da fare. Anche la regia dello spettacolo è molto particolare. La scenografia si sviluppa su due piani, quindi vedi questi attori che salgono e scendono costantemente da queste scale per cercare di occupare tutta la scena e per far sì che lo spettacolo non sia monotono. E per evitare un senso di monotonia, allo spettatore, noi dobbiamo fare le maratone! Chiara vuole una recitazione molto dinamica, molto ritmica, vuole poche pause e non vuole tempi morti e questo è un suo “marchio di fabbrica”, le piace che uno spettacolo sia scorrevole come quando vedi un film, quindi abbiamo tanto lavorato sul ritmo e sull’energia.

Dal punto di vista del tuo personaggio che cosa ti piace e cosa invece hai fatto fatica ad accettare? Ho fatto fatica ad accettare la sua indecisione. Io non sono un’indecisa nella vita. Ho sempre saputo cosa volevo. Questa indecisione di Alex, inizialmente, non riuscivo proprio a renderla. Pian piano, con Chiara, ci abbiamo lavorato sopra. Ero troppo io e questo non andava bene. Alex è un’adolescente io sono una donna di 34 anni. Quindi ho dovuto fare un percorso a ritroso nel tempo e ritrovare quell’istintività dei 20 anni che giocoforza crescendo poi perdi. Credo di aver fatto fatica ad accettare quest’aspetto del mio personaggio, per il resto ho accettato tutto, compreso il suo modo di danzare e il suo modo di sentirsi libera, il modo che lei ha di usare la danza come sfogo personale. Questo è un aspetto che mi rispecchia molto. Che cosa nello spettacolo teatrale rimane della pellicola e cosa invece è stato modificato se non addirittura tolto? Rimangono tutte le hits fra le quali “Maniac”, ”I love rock’n Roll”, “What a feeling”

“Manhunt”, “Gloria” sia nella versione inglese della Branigam, che in una versione breve, in italiano, in omaggio a Tozzi. Le canzoni sono tutte cantate in inglese, mentre io e il mio collega protagonista Lorenzo Tognocchi cantiamo dei brani in italiano che servono per raccordare la parte emotiva dei personaggi nelle varie fasi dell’opera. E qual è il brano al quale sei più affezionata? Be’ “What a feeling”!

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