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WHEN THE RAIN STOPS FALLING

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b_300_0_16777215_00_images_stories_when-the-rain-stops-falling.jpgTeatro ARENA DEL SOLE - 06-10/02/2019 ore 21.00 (sab. ore 19.30 - dom. ore 16.00)

When the Rain Stops Falling - Quando la pioggia finirà

di Andrew Bovell - traduzione Margherita Mauro
da un progetto di lacasadargilla
con Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Camilla Semino Favro, Francesco Villano
scene Carlo Sala - costumi Gianluca Falaschi - disegno luci Luigi Biondi - disegno del suono Alessandro Ferroni - disegno video Maddalena Parise
costumi realizzati dall’Atelier Costumi Fondazione Teatro Due - scene costruite nel Laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione - fondale realizzato da Rinaldo Rinaldi - immagine manifesto frames video dall’opera “Caelum” di Daniele Spanò - foto di Sveva Bellucci

aiuto alla regia Margherita Mauro

regia Lisa Ferlazzo Natoli

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Fondazione Teatro Due
con il sostegno di Ambasciata di Australia e Qantas

Sta piovendo. Gabriel York aspetta l’arrivo del figlio ormai adulto che non vede da quando questo aveva sette anni: “So cosa vuole. Vuole quello che tutti i giovani uomini vogliono dai loro padri. Vuole sapere chi è. Da dove viene. Dove sia il suo posto. E per quanto ci provi non so cosa dirgli.” È questo l’inizio apparente, o forse l’epilogo, di una saga familiare che ci porta, vertiginosamente –dal 2039 al 1959, slittando nel e con il tempo – alle soglie di un diluvio torrenziale che ha il sapore eccentrico e favoloso della pioggia di rane in Magnolia di Paul Thomas Anderson.

When the Rain Stops Falling è la storia delle famiglie Law e York: quattro generazioni di padri e figli, delle loro madri e mogli. Quasi un romanzo teatrale intimo e distopico che Bovell disegna con un’affascinante struttura drammaturgica, dove i diversi fili narrativi, il graduale sovrapporsi delle temporalità e l’incrocio dei destini delle quattro generazioni, raccontano una corrispondenza così profonda tra le esperienze di ognuno da suggerire che negli alberi genealogici non vi siano ‘scritti’ solo i nomi dei protagonisti, ma anche i comportamenti, le inclinazioni, i desideri e gli errori.

When the Rain Stops Falling fa del viaggio nel tempo una vera e propria forma stilistica, senza usare l’espediente del flashback, ma piuttosto grazie a un’architettura narrativa nitida e complessa che si muove nello spazio e nel tempo della storia stessa. I personaggi da vecchi e da giovani entrano ed escono da un quadro all’altro, da un paesaggio all’altro, con un ritmo incalzante che l’autore introduce fin dalle prime pagine. È sul tempo stesso che ci si interroga, ‘piegandolo’ in avanti, per lasciare entrare il futuro e i suoi fantasmi; o, con improvvise ‘interferenze’, aprire il presente a squarci di passato.

Una scena scivola nell’altra grazie a un salto agile, semplicemente descritto con un “e ci troviamo in” e diventa così imprevedibile, svela combinazioni, corrispondenze e collegamenti tra i personaggi che s’immergono, letteralmente, nell’azione teatrale entrando e uscendo dal racconto di ognuno degli altri. E lungo l’arco delle generazioni le madri e i figli, i mariti e le mogli reiterano gesti, frasi o comportamenti quasi inconsapevolmente, come un’eco di vite che non hanno conosciuto, ma presentono. Bovell – con leggeri, impercettibili slittamenti – usa ‘quasi’ le stesse parole ripetute anche in salti generazionali, adombra con straordinaria efficacia al meccanismo fatale dell’eredità e al mistero della memoria. Come se questa, mutasse e s’infiltrasse, nelle nostre vite. Nei gesti e nelle cose stesse.

Non avere niente da dire è come avere così tanto da dire
che non si ha nemmeno il coraggio di cominciare

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