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LA CLASSE

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b_300_0_16777215_00_images_stories_la-classe.jpgTeatro DUSE - 04/02/2019 ore 21.00

SOCIETÀ PER ATTORI IN CO-PRODUZIONE CON ACCADEMIA PERDUTA ROMAGNA TEATRI E GOLDENART PRODUCTION

CLAUDIO CASADIO, ANDREA PAOLOTTI, BRENNO PLACIDO in

LA CLASSE

di VINCENZO MANNA

e con EDOARDO FRULLINI, VALENTINA CARLI, HAROUN FALL, CECILIA D'AMICO, GIULIA PAOLETTI

scene ALESSANDRO CHITI - costumi LAURA FANTUZZO - musiche PAOLO COLETTA - light designer JAVIER DELLE MONACHE

regia GIUSEPPE MARINI

Con ‘La classe’ di Vincenzo Manna, in scena lunedì 4 febbraio alle ore 21 al Teatro Duse di Bologna, prosegue il DUSEoltre, il percorso nella drammaturgia contemporanea che posa lo sguardo sulla strettissima attualità. Lo spettacolo, presentato da Accademia Perduta Romagna Teatri, Goldenart Production e Società per Attori, è interpretato da Claudio Casadio, Andrea Paolotti e Brenno Placido, per la regia di Giuseppe Marini.

Il progetto ‘La classe’ è nato dalla sinergia con i soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (Sirp) e prende avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni. Ai ragazzi è stato chiesto di parlare della loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e del loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo. Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo.

Quanto alla storia, siamo ai giorni di oggi, in una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il volto quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, la presenza dello ‘Zoo’, uno dei campi profughi più vasti del continente, che ha ulteriormente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, paradossalmente, ha anche portato lavoro, come quello per la costruzione di un muro intorno al campo, per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo ‘Zoo’, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti ed il corpo docente sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

Albert (Andrea Paolotti) straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo nel ruolo di ‘professore potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari. Dopo anni in ‘lista d’attesa’, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il preside dell’Istituto (Claudio Casadio) gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.

Tuttavia, intravedendo nella rabbia dei ragazzi una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Il professore abbandona quindi la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un bando europeo per le scuole superiori che ha per tema ‘I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto’. Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello ‘Zoo’. Sono foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. Il regime, grazie all’appoggio di alcune nazioni estere, nell’indifferenza pressoché totale delle comunità internazionali, è impegnato in una sanguinosa guerra civile che sta decimando intere città a pochi chilometri dal confine europeo. È il conflitto da cui la maggior parte dei rifugiati dello ‘Zoo’ scappano. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare. La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello ‘Zoo’. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo.

Il progetto e lo spettacolo sono sostenuti da Amnesty International - sezione italiana.

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