b_300_0_16777215_00_images_extra_sipario-rossooro.jpgSipario Rossooro di Carla Accardi sarà per la stagione 2017/2018 il sipario del Teatro Duse di Bologna.

L’opera fa parte di una originale collezione di sipari realizzati da grandi artisti italiani per il Teatro Obihall di Firenze. L’idea di commissionare il sipario del Teatro ad artisti contemporanei nacque un po’ casualmente dalle conversazioni dei proprietari del Teatro con il gallerista Santo Ficara; era da poco stato inaugurato, sulle ceneri del vecchio Teatro Tenda, sulla sponda destra dell’Arno, il Teatro Obihall, uno spazio polifunzionale, moderno ed innovativo. Con l’idea dei sipari d’autore si recuperava una tradizione dei teatri all’italiana trasferendola però in un contesto contemporaneo.

“Il sipario separa, come vuole l’etimo (Totò avrebbe ricordato che ‘la serva serve!’): è la soglia misteriosa e concordemente impenetrabile che segna il confine tra due mondi che si accettano reciprocamente nella loro diversità e nella convenzione della loro esistenza temporanea”. Ha scritto il critico d’arte Marco Meneguzzo presentando il progetto artistico fiorentino.

Il primo artista a rispondere all’invito del Teatro fu Aldo Mondino, che nel 2005 realizzò Applausi. A lui seguì proprio la Accardi (2007) con Sipario Rossooro e poi nell’ordine Getulio Alviani (2010), Mimmo Paladino (2012), Nicola De Maria (2015) e Pino Pinelli (2016). Attualmente al Teatro Obihall sono usati alternativamente Attori di Mimmo Paladino e Pittura R, 2015 – 101 elementi.I. di Pino Pinelli.

A partire da questa stagione il Duse di Bologna ospiterà, ogni anno, un diverso sipario del Teatro Obihall. Si potrà quindi ammirare nell’arco di pochi anni tutta la collezione dei sipari realizzati dagli artisti fino ad oggi e i nuovi attualmente in fase di realizzazione.

Tornando al Sipario Rossooro, spiega Meneguzzo la Accardi in quest’opera “ha giocato tutto sulla tradizione del sipario, a partire dai colori. Rosso e oro, con un fuoco centrale, come un grande sole, una grande luce, sdoppiata come in una Fata Morgana, su cui si concentra ipnoticamente lo sguardo. La scelta di questa iperdecorazione (…) è coerente con tutto il suo lavoro, ma nel caso di un sipario risponde ancora di più all’esigenza di un’apparente neutralità: al contrario il calore visivo che promana dai due colori, e l’andamento confluente e sinuoso delle parti in oro verso il fulcro centrale abbacinante, promette che dietro il sipario si nascondano cose letteralmente ed etimologicamente ‘splendide’, ricche, calde, focose e passionali. Come il rosso e l’oro”.


Carla Accardi (Trapani, 9 ottobre 1924 – Roma, 23 febbraio 2014)

Carla Accardi è stata una tra gli artisti più originali dell’arte del secondo dopoguerra in Italia ed è da considerarsi fra i massimi esponenti dell’astrattismo italiano. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti a Palermo, si trasferisce a Roma dove nel 1947, insieme al futuro marito Antonio Sanfilippo e altri amici artisti, fonda il Gruppo Forma 1.

Nel corso degli anni ’50 l’artista sviluppa il suo linguaggio verso una ricerca fondata sulla poetica del segno, proponendo un insieme di segmenti pittorici bianchi su fondi neri, avvicinandosi alle ricerche dei maggiori artisti dell’informale.

Negli anni ‘60 recupera un linguaggio incentrato sul rapporto segno-colore e, usando supporti plastici trasparenti, accentua la natura del quadro come diaframma luminoso, uscendo dalla dimensione del quadro e rapportando l’opera allo spazio.

Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1964, che la impone all’attenzione internazionale, e nuovamente nel 1976 e nel 1978. Negli anni ‘80 continua la sua sperimentazione attraverso l’uso di tele grezze e segni cromatici giustapposti con stesure di diverse intensità. Espone alla Biennale di Venezia del 1988 ed è presente nelle principali rassegne storiche dell’arte italiana del nostro secolo in Italia e all’estero.

Nel 1996 viene nominata membro dell’Accademia di Brera e nel 1997 diviene membro della Commissione per la Biennale di Venezia nel ruolo di consigliere.